Terme di Viterbo
Terme di Viterbo
Storia delle Terme di Viterbo
il bacino termale delle terme di viterbo
caratteristiche delle acque termali delle terme di viterbo
Le terme dei papi di viterbo
Cure termali alle terme di viterbo
Mappa delle terme di Viterbo
Immagini delle terme di viterbo
 

 

Le Terme di Viterbo - La storia

Bulicame:
È la sorgente viterbese più nota, ha una temperatura di 55°C ed affiora in un laghetto formato da un profondo cratere naturale. Posta al centro dell’omonimo parco tra la Strada Tuscanese e la Strada Bagni, alimenta tre vasche frequentate da bagnanti. A sinistra della sorgente una stele riporta i versi della Divina Commedia dantesca in cui è citato il Bulicame. Di fronte all’entrata del parco, inoltre, è possibile visitare il rigoglioso Orto Botanico dell’ Università degli Studi della Tuscia.

Il nome Bulicame deriverebbe da bulicante, arcaica parola che descrive l'acqua con bolle.
La storia del Bullicame inizia con la presenza di un personaggio mitologico: Ercole.

Infatti, di passaggio nell'Etruria, visita anche la città etrusca di Surrena (l'antica Viterbo) e dona ai nostri antichi predecessori questa meravigliosa e terapeutica sorgente del Bullicame.
La leggenda narra che il dio della forza usasse le acque dei fiumi caldi Illo e Acheloo per ritemprare il corpo ed i muscoli dopo ogni "fatica". Egli era così grato a questi fiumi caldi che dette il loro nome a due dei suoi figli. Impose infatti, il nome di Illo al suo primogenito, e chiamò Acheloo un altro suo figlio.
Il popolo etrusco fu iniziato da Ercole all'uso delle terapeutiche acque calde del Bullicame. In quel tempo si sapeva che facevano bene per esperienza diretta di chi le usava, perché ancora non si conoscevano i principi attivi di queste acque.
Quando nel 310 a.C. i romani conquistano queste terre con la velocità di un lampo, travolgendo nella loro avanzata pastori e agricoltori indifesi, meravigliarono nello scoprire che dal suo suolo scaturivano tante sorgenti di acqua calda minerale ipertermale. Furono così felicemente meravigliati da edificare ben quattordici Terme con costruzioni sontuose che ancora oggi sfidano il tempo. Infatti, l'antica Roma non ebbe mai la fortuna di alimentare le sue terme con acque naturali, minerali e ipertermali, bensì dovette usare sempre quelle fredde freatiche, riscaldandole poi con tonnellate di legna da ardere che era bruciata in forni tecnicamente perfetti.
Alle Terme del Bacucco transitò anche Michelangelo che venne dalle nostre parti per curare il suo "mal della pietra" con le terapeutiche acque del Bulicame. Egli, avvezzo alle eleganti architetture di Roma, rimase stupefatto di fronte alla bellezza di ciò che rimaneva di queste importanti Terme, e realizzò uno schizzo della cupola e della pianta interna. L'idea della cupola sarà poi una base, sulla quale svilupperà quella maestosa di San Pietro.
Che le nostre acque erano altamente terapeutiche lo avevano scoperto anche i nostri storici per eccellenza: Niccolò Della Tuccia e Anzillotto. Infatti il primo scrisse che queste acque:
"...guarivano da ogni possibile infermità."
mentre il cronista Anzillotto asseriva che queste acque era in grado di risanare:
"...ogni leproso, et ogni percosso de ferita in picciolo tempo."
Prima di Michelangelo passò dal Bullicame anche Dante Alighieri che è, certamente, il personaggio che più di tutti ha celebrato questa fonte, descrivendola nella "Divina Commedia".
Infatti, nel canto XIV dell'Inferno (vv. 79-81), egli così scrive:
"Quale del Bullicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici
tal per la rena giù sen giva quello…”
E' la descrizione del fiume infernale Flegentonte che chiama come similitudine terrena il ruscello del Bullicame. Queste acque termali ben si prestano all'uopo. Infatti, contenendo un'alta percentuale di zolfo, quando scorrono creano concrezioni gialle e le colorano con alcune macchie rossastre.
Poi nel canto XVI, come ampiamente detto in "Dante e il suo Secolo" di Indro Montanelli, Il Sommo Poeta si affida ad una seconda similitudine per il Flegentonte e lo paragona alle cascate dell'Acquacheta nella Valle del Montone. Mentre la prima citazione del Bullicame serve a dare un'idea del calore e dell'odore di zolfo del fiume infernale, questa seconda analogia connota il volume ed il corpo delle acque di questo corso.
Nella storia di questa emergenza naturale ipertermale ci sono anche molti papi. E non poteva essere altrimenti perché, in un medioevo buio, dove la medicina si serviva spesso di rimedi come gli escrementi di piccione, o di salassi tramite mignatte, quello che riuscivano a fare le acque del Bullicame aveva tutte le caratteristiche di un "miracolo".
Il primo papa che arriva a Viterbo, nel 1235 è Gregorio IX che, come Michelangelo, soffriva del male della pietra. La cura sortì effetti così positivi che uno storico del tempo, Matteo Paris, affermò perentoriamente che se il pontefice morì (nel 1241) l'evento era da attribuirsi principalmente al fatto che, in quell'anno egli fu impossibilitato a recarsi alle Terme di Viterbo.
Forse lo storico era così tanto convinto della bontà delle nostre acque, che aveva quasi dimenticato come quel papa avesse già compiuto 70 anni (che nel XIII secolo era un'età molto avanzata).
Nel 1404, con la sede papale che da Avignone era ritornata a Roma, anche Papa Bonifacio IX viene a Viterbo per continuare la cura termale iniziata vicino a Pozzuoli.
Poi nel 1447, l'elezione al soglio di pontificio di Tommaso Parentucelli, che prenderà il nome di Niccolò V, porta a Viterbo una fortunata, unica ed irripetibile opportunità. Infatti, segretario del papa fu nominato il nobile viterbese Pietro Lunense, legato a questo da parentela.
In quel periodo prima vengono a curarsi con le acque del Bullicame la madre e la sorella del papa e, l'anno successivo 1450, venne il pontefice in persona che era affetto da podagra e cercò nelle nostre acque una guarigione o almeno un sollievo.
Un nostro storico, Cesare Pinzi, ci riferisce che: "...recatosi al Bagno della Grotta fu scosso dall'aspetto di povertà che presentava quella meschina catapecchia. E poichè era dominato dalla mania d'illustrare il suo pontificato con splendori di monumenti, comandò che, col peculio della Camera Apostolica si rizzasse in quel sito una splendido palazzo [...]".
Il Bagno del Papa presto edificato, diventa così un edificio sontuoso e imponente per la cui realizzazione, c'informa compiutamente il Pinzi, fu spesa la ragguardevole cifra di trentamila ducati d'oro. Giannozzo Manetti, biografo del papa e Giorgio Vasari biografo di Bernardo Rossellino concordano nell'affermare che quel palazzo avrebbe potuto ospitare degnamente principi e re.
Con il completamento del Bagno del Papa e la sua donazione al Comune di Viterbo, inizia un periodo di grande fulgore per le nostre Terme, che durerà per settanta-ottanta anni. Sarà il periodo più bello dopo i fasti delle Terme Romane.
Carlo V sdegnato per l'alleanza di Clemente VII con la Francia, scaglia contro Roma le orde devastatrici dei Lanzichenecchi. Siccome arrivano dal nord e Viterbo ha la sventura di essere a nord di Roma, riceve dal loro passaggio distruzioni e morte.
Il nucleo cittadino ebbe la fortuna di ospitare in quel periodo i Cavalieri Gerosolimitani che pararono in qualche modo la furia omicida e devastatrice ma per le campagne furono dolori. E proprio nelle campagne, vicino a Viterbo, c'era anche il Bagno del Papa che fu incendiato e devastato. Il risultato di questo passaggio rovinoso fu che Viterbo perse la supremazia che aveva su tutte le altre terme.

 

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